In questo punto, l’articolo di Jana Mohr Lone Philosophical Thinking in Childhood, che interroga il rapporto tra filosofia e infanzia, ci offre una prospettiva importante. Lone mostra che i bambini non sono solo individui da educare e guidare; sono anche soggetti capaci di pensare autonomamente, interrogarsi e produrre riflessioni filosofiche.
Partendo dal testo di Lone, questo articolo propone una valutazione del potenziale filosofico dei bambini e del motivo per cui tale potenziale debba essere reso visibile.
Quando si parla di filosofia, la maggior parte delle persone pensa a testi accademici, concetti complessi e grandi pensatori del passato. Ma i bambini possono fare filosofia? Nel lavoro di Lone questa domanda viene affrontata sia su un piano critico sia attraverso esempi concreti. La sua tesi principale e che i bambini non solo possono porre domande filosofiche, ma possono anche sviluppare idee originali su tali domande.
Esistono anche critiche a questa posizione. Per esempio, Kitchener (1990) e White (1992) sostengono che le capacita critiche dei bambini siano limitate e che per questo non possano “fare filosofia in senso proprio”. Hayes (2015) adotta una posizione ancora piu dura, descrivendo le attivita filosofiche per bambini come “educazione travestita da terapia”.
Lone, tuttavia, mette in discussione gran parte di queste critiche sia sul piano teorico sia su quello pratico. Secondo lei la questione centrale riguarda la definizione di “fare filosofia”. Se la filosofia viene ridotta a una pratica esclusivamente accademica, allora i bambini sembrano restarne fuori. Ma se la filosofia viene intesa come una forma di pensiero che nasce da curiosita, meraviglia e interrogazione concettuale, allora i bambini diventano i suoi soggetti piu naturali.
Gli esempi riportati da Lone mostrano che la discussione non resta astratta. La domanda di un bambino di sette anni sull’infinito dell’universo non e semplice curiosita: e un interrogativo che oltrepassa l’ordinario e tocca la natura dei concetti. Come sostiene Matthews (1984), questi “momenti puri di pensiero” mettono in crisi modelli educativi che ignorano il potenziale filosofico dell’infanzia.
Molte critiche presuppongono che le domande dei bambini siano solo una fase di apprendimento di concetti gia dati. Lone contesta anche questo: i bambini non fanno domande solo perche non sanno, ma anche per mettere in discussione cio che sanno gia. Domande come “Che cos’e il tempo?” o “Com’e Dio?” non sono mero apprendimento mnemonico.
Per questo Lone sostiene che le posizioni che negano ai bambini la possibilita di fare filosofia rimangono intrappolate in una visione ristretta, professionale e specialistica della filosofia. La filosofia non e solo un dialogo tra esperti: e parte dello sforzo umano di comprendere se stessi e il mondo.
Uno degli argomenti piu forti di Lone e che i bambini non solo pongono domande filosofiche, ma le seguono fino a sviluppare pensieri originali. Questa capacita e chiamata “philosophical self” e compare spontaneamente nell’infanzia, anche se spesso viene soffocata.
La meraviglia dei bambini verso il mondo non nasce solo da un desiderio di apprendere, ma da un bisogno piu profondo di interrogare il senso. Domande come “Che cos’e il nulla?”, “Che cos’e la morte?”, “Se perdiamo un pensiero, dove va?” riguardano il significato piu che la semplice informazione.
Il lavoro di Gareth Matthews e decisivo in questo punto. Nei suoi dialoghi con i bambini osserva un’elevata produttivita intellettuale e mostra come pensieri non conformi alla logica adulta possano comunque contenere innovazione.
Lone propone quindi un avvertimento pedagogico: per sviluppare il potenziale filosofico dei bambini non bisogna valutarli con i criteri della filosofia accademica, ma creare ambienti che sostengano il loro modo di pensare. Fare filosofia a scuola non significa solo studiare i grandi filosofi, ma anche produrre pensiero a partire dall’esperienza.
Eppure i sistemi educativi spesso reprimono questa dimensione. Lo spazio dedicato al pensiero filosofico e ridotto o inefficace. Secondo Lone, questo blocca non solo il potenziale intellettuale ma anche quello esistenziale dei bambini.
L’infanzia e il momento in cui il pensiero e piu fresco. Gli esempi di Lone mostrano non solo che cosa i bambini pensano, ma come pensano. Le domande filosofiche non sono un gioco intellettuale, ma una via per comprendere se stessi e il mondo.
Pensare filosoficamente non significa soltanto analizzare concetti o cercare coerenza logica; significa anche avere il coraggio di confrontarsi con cio che non si sa e restare aperti alle possibilita. Lone definisce questa disposizione “apertura epistemica”.
Questa apertura ha due dimensioni principali: umilta rispetto alle proprie convinzioni e coraggio di considerare idee insolite o disturbanti. In questo senso, i bambini riescono spesso a pensare senza il peso della vergogna legata all’errore.
In un esempio di discussione in classe, i bambini si chiedono se sia possibile creare un’idea completamente nuova, partendo da The Lorax di Dr. Seuss. La discussione diventa presto una riflessione filosofica su immaginazione, realta e natura del pensiero.
Un altro concetto collegato e il gioco. Secondo Lone e Gopnik, giocando i bambini non si limitano a divertirsi: sperimentano identita, trasformano oggetti, inventano storie e passano tra cio che e reale e cio che e possibile.
In un altro caso discusso da Lone, i bambini riflettono sulla domanda “Tutto ha diritto alla vita?”. Non si limitano a umani e animali, ma includono anche insetti come le zanzare.
Queste discussioni mostrano quanto sia viva nei bambini l’idea filosofica secondo cui le cose potrebbero non essere come appaiono. Questa flessibilita mentale, rara negli adulti, permette di pensare oltre le norme date.
Lone sottolinea anche la “vulnerabilita” insita nel pensiero filosofico. I bambini, pur esposti quando condividono idee, non vengono per questo zittiti; al contrario, restano piu aperti a imparare.
Per i bambini la filosofia non e solo uno strumento per competenze future: e anche un’attivita significativa in se e capace di arricchire direttamente l’esperienza vissuta.
La ricerca filosofica rafforza pensiero critico, empatia, analisi e capacita espressiva. Lone cita uno studio a lungo termine in Scozia (Topping & Trickey, 2007): con discussioni filosofiche settimanali di un’ora, bambini tra 10 e 12 anni hanno mostrato miglioramenti significativi nel ragionamento verbale, numerico e astratto, mantenuti anche dopo due anni.
Lone insiste pero su un punto centrale: l’efficacia dell’educazione filosofica dipende meno dal curriculum e piu dall’ascolto reale delle domande, delle esperienze e dei punti di vista dei bambini.
Inoltre, anche la filosofia guadagna dai contributi dei bambini. Le loro prospettive originali rinnovano la disciplina e aprono strade alternative su concetti come giustizia, bene e amicizia.
Come afferma Alison Gopnik, l’infanzia e “la fase in cui il magico e possibile” (2009: 241). In questa fase i bambini non ripetono soltanto cio che sanno: immaginano cio che ancora non esiste.
Un altro aspetto fondamentale dell’argomentazione di Lone e che i bambini non sono solo futuri adulti. Le loro esperienze e domande presenti hanno gia valore in se.
Oggi la filosofia viene talvolta percepita come troppo specialistica e tecnica. Le conversazioni filosofiche con i bambini ci ricordano invece che la filosofia nasce dalla meraviglia, dalla domanda e dal tentativo di comprendere.
La Giornata del 23 Aprile, Sovranita Nazionale e Festa dei Bambini, ci invita ad ascoltare le voci dei bambini. Essi non sono solo soggetti da proteggere, ma anche persone capaci di contribuire al pensiero.
Pensare la filosofia con i bambini significa tornare al cuore della filosofia. Per questo collegare pensiero filosofico e infanzia, e includere i bambini attraverso programmi e attivita, e decisivo sia per la loro crescita sia per il rinnovamento della filosofia e il suo legame con la vita sociale.
Preparato da: Murat Berkay Ozbek, Ahmet Er
Nota: Questo testo si basa sull’articolo di Jana Mohr Lone “Philosophical Thinking in Childhood.”
Vedi: Jana Mohr Lone, Philosophical Thinking in Childhood, in Gheaus, A., Calder, G., & De Wispelaere, J. (a cura di), The Routledge Handbook of the Philosophy of Childhood and Children (1a ed.). Routledge, 2018.
https://doi.org/10.4324/9781351055987

Ogni anno il 23 aprile ricordiamo che i bambini non sono solo la garanzia del nostro futuro, ma anche soggetti titolari di diritti nel presente. La Giornata della Sovranita Nazionale e dei Bambini non riguarda solo cerimonie festive: e anche un invito ad ascoltare i bambini e a non vederli soltanto come “adulti in formazione”.

Valutare i bambini solo in base all’adattamento al sistema scolastico, all’obbedienza alle regole o al successo futuro significa ignorare le loro capacita piu originali: curiosita, meraviglia e forza di porre domande profonde.